CIRN: Perché tornare al nucleare?

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Referendum "antinucleare"

Da: Ing. Giovanni Vitagliano
Date: 21/04/2003
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Commenti

Sfido qualunque persona, che sia un politico, un tecnico, un letterato o anche uno sfegatato antinucleare, a dimostrare che il significato di queste tre domande fosse di dichiarare la propria adesione o meno all’uso dell’energia nucleare. In realtà, lo scopo delle tre domande era quello di cancellare alcune disposizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti energetici. La prima, per esempio, era stata creata per evitare che il sindaco di un piccolo paese di duemila abitanti dove era previsto l’insediamento di una centrale nucleare potesse opporsi ad oltranza, secondo il sano ed obiettivo principio “si al progresso, purché non stia in casa mia e non mi crei fastidi personali”. La seconda era la cosiddetta (impropriamente) “monetizzazione del rischio” per i comuni che ospitavano impianti di produzione di energia (non necessariamente nucleari, ma anche a carbone). Ma non basta! Facciamo qualche semplice conticino sui “si” e i “no”, e tentiamo da questo conticino di ricavare qual’era la volontà del popolo italiano in materia. La percentuale dei votanti rispetto a quella degli aventi diritto al voto (cioè, di tutti i cittadini italiani che avevano compiuti i diciotto anni) fu di circa il 56-57% (percentuali diverse per i tre referendum, riportate più sotto), quindi approssimativamente poco più della metà del totale. Il totale dei “si” (abrogazione delle leggi) fu il seguente:

Prima domanda 80,6% Seconda domanda 79,7% Terza domanda 71,9%


Aggiornato al giorno  21 April 2003