IL DEFUNTO PRESIDENTE

L’ingegnere Paolo Fornaciari, defunto il 30 luglio 2009, aveva lasciato l'ENEL per raggiunti limiti di età il 30 giugno 1997 con il livello di Vice Direttore Centrale e di Responsabile della Attività Nucleare dell'Ente. Era Presidente Onorario della Associazione Italiana Nucleare (AIN).

Era nato a Parma il 20 giugno 1932. Laureatosi a Bologna in Ingegneria Industriale Elettrotecnica, si era specializzato in Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano ed il Laboratorio di Argonne (USA).

Dirigente dal 1 gennaio 1963, aveva partecipato al progetto della prima Centrale Nucleare italiana (Latina) realizzata dall'Agip Nucleare.

All'ENEL dal 1 gennaio 1965 aveva partecipato al progetto delle Centrali nucleari di Caorso e Alto Lazio quale Responsabile delle Attività Nucleari; era stato Responsabile del progetto di modifica dei sistemi di sicurezza  della Centrale di Trino Vercellese (1979-82) e Responsabile del Progetto Unificato Nucleare (1983-88).

È stato il primo italiano a visitare la Centrale nucleare di Chernobyl dopo l'incidente del 1986.

Nel giugno '86 è stato designato dal Presidente dell'ENEL a rappresentare l'Ente in tutte le sedi tecnico scientifiche in cui si dibattevano i problemi di sicurezza connessi con l'incidente di Chernobyl.

È stato Governatore per l'Italia della Associazione Mondiale degli Operatori Nucleari (WANO), istituita a Mosca nel maggio 1989; Vicepresidente della Organizzazione dei Produttori di Energia Nucleare (OPEN) e Consigliere alla NERSA per la gestione della Centrale nucleare veloce franco-italo-tedesca di Creys Malville.

È stato professore incaricato presso l'Università di Pisa - Facoltà di Ingegneria, nel periodo '72-'78.

È autore di numerosi articoli in campo energetico, pubblicati su riviste specializzate internazionali; di alcuni libri sull’energia nucleare: “Reattori Nucleari” (Ed. Tecnico Scientifica Pisa 1967); “Controllo e Regolazione delle Centrali Nucleari”, Dispense per il anno di Ingegneria all'Università di Pisa; “Il petrolio, l'atomo e il metano” (Ed. XXI Secolo, 1998); di un libro sulla attività sindacale “Dirigenti 80” (Ed. FNDAI).

È stato Presidente della FNDAI (1981-'91) e dell'INPDAI (1991-'94)

 

 
CHI SIAMO

Siamo un gruppo di persone, in maggioranza tecnici, convinti che l’abbandono dell’energia nucleare sia stato per l’Italia un gravissimo danno. Non è vero, infatti, che anche gli altri Paesi industriali abbiano abbandonato, o stiano abbandonando, il nucleare.

Non lo ha fatto la Svizzera che ha deciso di non costruire nuove centrali, ma non ha certo fermato quelle funzionanti. Non lo ha fatto la Svezia, a seguito del referendum del 1980, per le difficoltà di mantenere altrimenti il livello di vita raggiunto. Non lo farà la Germania che si è presa 30 anni di tempo e il partito di Schroeder rischia solo di perdere le elezioni al prossimo turno elettorale.

Ma l’Europa potrebbe rinunciare al nucleare?

Per l'Europa, come per gli USA, sarebbe possibile, è stato detto al Forum WEC di Zurigo"Western Europe without nuclear energy ?" (6/7 giugno 1999), poiché attualmente siamo Paesi ricchi. Ma sarebbe una tragedia per i Paesi in via di Sviluppo e per i nostri nipoti.

Secondo il Commissario all'Energia e Vice Presidente della Commissione Europea, Loyola de Palacio: «Nella situazione in cui ci troviamo è imprudente per l'Europa rinunciare al nucleare, non solo dal punto di vista della sicurezza energetica, ma anche per la necessità di rispettare  gli  impegni del Protocollo di Kyoto».

A conferma della competitività dell'energia nucleare nella generazione elettrica, ricordiamo, oltre al citato Forum WEC di Zurigo, anche il Rapporto OECD/NEA (update 1998) "Projected costs of generating electricity"; il Rapporto Charpin, Dessault e Pellat per il Presidente francese Jospin; la recente decisione della TVO di varare la quinta centrale nucleare finlandese.

La Società elettrica finlandese TVO, mercoledì 15 novembre 2000, ha annunciato: «FI-TVO has  just submitted an application for a decision in principle concerning the construction of a new nuclear power plant unit». Nei giorni successivi si è parlato anche della sesta centrale nucleare e il nucleare è attualmente in sviluppo in Asia e in Sud America .

Il Congresso Mondiale dell'Energia (WEC), come è già stato anticipato nel Rapporto "Energy for Tomorrow World's-Acting now", proporrà il prossimo anno a Buenos  Aires il rilancio dell'energia nucleare a livello mondiale, sia per contrastare l'effetto serra, sia per evitare tensioni sul prezzo dei combustibili fossili a beneficio dei Paesi in via di sviluppo.

Lester Turow, economista di fama mondiale, docente al prestigioso MIT di Boston e Premio Nobel scrive. «Per l'energia elettrica abbiamo una soluzione a portata di mano. La soluzione si chiama energia nucleare. I Verdi dovrebbero riconoscere di avere  sbagliato».

Non ha perso tempo il Presidente americano George W. Bush jr, che, sollecitato dalla grave crisi energetica in California, il 17 Maggio scorso ha presentato al Convention Center di St.Paul, Minnesota, il Nuovo Piano Energetico Nazionale, predisposto nel breve volgere delle sei settimane concesse, dalla “Task Force” guidata dal Vice Presidente USA Richard Cheney. Un Programma che prevede la costruzione nei prossimi 20 anni di 1300 o forse 1900 nuove centrali elettriche, sia a carbone che nucleari, al ritmo di una alla settimana. Un Programma energetico, grazie al nucleare, assai più rispettoso dell’ambiente di quello europeo delineato nel Libro Verde della Commissione Europea, basato invece sul risparmio, sulle nuove energie rinnovabili, quelle che con simpatica espressione il SottoSegretario USA all’Energia, Spencer Abraham, ha definito “the undiscovered energy sourcese sulla importazione di gas dalla Algeria e dalla Siberia.

Si dimentica, inoltre, che la politica energetica basata su carbone e nucleare non è un’invenzione di Bush, ma è la politica energetica che l’Europa ha sviluppato nei 30 anni passati, a partire dalla prima crisi petrolifera del Kippur (1973). E di crisi petrolifere o del gas ne vedremo altre in futuro.

È la politica Energetica che i Padri Fondatori della allora Comunità Europea vollero con la CECA e con l’EURATOM