CHI SIAMO
Siamo un gruppo di
persone, in maggioranza tecnici, convinti che l’abbandono dell’energia
nucleare sia stato per l’Italia un gravissimo danno. Non è vero, infatti, che anche gli altri Paesi
industriali abbiano abbandonato, o stiano abbandonando, il nucleare.
Non
lo ha fatto la Svizzera
che ha deciso di non costruire nuove centrali, ma non ha certo fermato quelle
funzionanti. Non lo ha fatto la
Svezia, a seguito del referendum del 1980, per le
difficoltà di mantenere altrimenti il livello di vita raggiunto. Non lo
farà la Germania
che si è presa 30 anni di tempo e il partito di Schroeder rischia solo di
perdere le elezioni al prossimo turno elettorale.
Ma l’Europa potrebbe rinunciare al
nucleare?
Per
l'Europa, come per gli USA, sarebbe possibile, è stato detto al Forum WEC
di Zurigo"Western Europe without
nuclear energy ?"
(6/7 giugno 1999), poiché attualmente siamo Paesi ricchi. Ma sarebbe una
tragedia per i Paesi in via di Sviluppo e per i nostri nipoti.
Secondo
il Commissario all'Energia e Vice Presidente della Commissione Europea, Loyola de Palacio: «Nella situazione in cui ci troviamo è
imprudente per l'Europa rinunciare al nucleare, non solo dal punto di vista
della sicurezza energetica, ma anche per la necessità di rispettare gli impegni del Protocollo di Kyoto».
A conferma della
competitività dell'energia nucleare nella generazione elettrica, ricordiamo,
oltre al citato Forum WEC di Zurigo, anche il Rapporto OECD/NEA (update
1998) "Projected costs
of generating electricity"; il Rapporto Charpin,
Dessault e Pellat per
il Presidente francese Jospin; la recente decisione della TVO di varare la
quinta centrale nucleare finlandese.
La Società elettrica finlandese TVO, mercoledì 15 novembre 2000, ha annunciato: «FI-TVO has just
submitted an application for a decision in principle concerning the
construction of a new nuclear power plant unit». Nei giorni successivi si è parlato
anche della sesta centrale nucleare e il nucleare è attualmente in sviluppo
in Asia e in Sud America .
Il Congresso Mondiale
dell'Energia (WEC), come è già stato anticipato nel Rapporto "Energy for Tomorrow World's-Acting now", proporrà
il prossimo anno a Buenos Aires il
rilancio dell'energia nucleare a livello mondiale, sia per contrastare
l'effetto serra, sia per evitare tensioni sul prezzo dei combustibili
fossili a beneficio dei Paesi in via di sviluppo.
Lester
Turow, economista di fama mondiale, docente al
prestigioso MIT di Boston e Premio Nobel scrive. «Per l'energia elettrica abbiamo una soluzione a portata di mano. La
soluzione si chiama energia nucleare. I Verdi dovrebbero riconoscere di
avere sbagliato».
Non
ha perso tempo il Presidente americano George W. Bush jr, che, sollecitato
dalla grave crisi energetica in California, il 17 Maggio scorso ha
presentato al Convention Center di St.Paul,
Minnesota, il Nuovo Piano Energetico Nazionale, predisposto nel
breve volgere delle sei settimane concesse, dalla “Task Force” guidata dal Vice Presidente USA Richard Cheney. Un Programma che prevede la costruzione nei
prossimi 20 anni di 1300 o forse 1900 nuove centrali elettriche, sia a
carbone che nucleari, al ritmo di una alla settimana. Un Programma
energetico, grazie al nucleare, assai più rispettoso dell’ambiente di
quello europeo delineato nel Libro Verde della Commissione Europea,
basato invece sul risparmio, sulle nuove energie rinnovabili, quelle che
con simpatica espressione il SottoSegretario USA all’Energia, Spencer
Abraham, ha definito “the undiscovered energy sources” e sulla importazione
di gas dalla Algeria e dalla Siberia.
Si
dimentica, inoltre, che la politica energetica basata su carbone e nucleare
non è un’invenzione di Bush, ma è la politica energetica che l’Europa ha
sviluppato nei 30 anni passati, a partire dalla prima crisi petrolifera del
Kippur (1973). E di crisi petrolifere o del gas ne vedremo altre in futuro.
È
la politica Energetica che i Padri Fondatori della allora Comunità Europea
vollero con la CECA
e con l’EURATOM