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APRI GRAFICI ALLEGATI RELATIVI AGLI ASSORBIMENTI DEI COMPONENTI ATMOSFERICI

SULL’IMPATTO AMBIENTALE

Due domande al Professor Gerelli.

La prima: il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush è stato pesantemente criticato per la decisione di non voler procedere alla ratifica del Protocollo di Kyoto. È stato accusato di irresponsabilità, di arroganza, di essere un grande inquinatore ( "toxic texan"), di disinteresse per il clima e le sorti delle future generazioni e del Pianeta, ma non si dice che il Piano energetico europeo, delineato nel recente Libro Verde (inviato a fine 2000 per commenti ai Governi dell’Unione), con una politica energetica basata sulla importazione di gas dalla Siberia, a parte gli aspetti di sicurezza rispetto a possibili attacchi terroristi, è assai più inquinante di quello americano.

Sarà infatti sufficiente che il 25/30% delle nuove 1300, o forse 1900, nuove centrali elettriche americane previste, sia di tipo nucleare, affinché gli Stati Uniti, seppur con qualche anno  di ritardo rispetto alle date fissate dal Protocollo di Kyoto, possano raggiungere il limite richiesto per le emissioni di CO2 (7% in meno del livello del 1990), mentre l'Europa con una politica basta su risparmio, energie rinnovabili e importazione di gas dalla Siberia o dall'Algeria, anziché ridurre le emissioni dell'8% come richiesto, finirà per aumentarle del 20% in più rispetto al livello del 1990.

Non a caso il Washington Post, nei mesi scorsi, parlava di "ipocrisia ambientale europea".

La seconda domanda: ma è poi vero che il gas è ecologico, azzurro, pulito, poco o per nulla inquinante? Una pubblicità commerciale in tal senso della AEM di Milano è stata censurata dalla Autorità per la libera concorrenza e il mercato con la richiesta di una rettifica a carico della Azienda milanese. Infatti secondo la relazione annuale della Autorità per l’energia elettrica e il gas dello scorso anno, la molecola di metano è 30 volte più efficace di quella della anidride carbonica nei confronti dell’effetto serra. Secondo una mia valutazione è sufficiente che le perdite di metano nelle fasi di estrazione, trasporto e distribuzione sia superiore ad 1.5% - in realtà le perdite sono di almeno un ordine di grandezza superiore – per riequilibrare gli effetti inquinanti del metano a quelli del petrolio e del carbone, nonostante la maggior produzione di carbonio (40/50% in più), a parità di energia prodotta, nella combustione.

C'è da rilevare inoltre che la concentrazione del metano nell'atmosfera dal 1700 ad oggi, è aumentata del 130% a fronte di un aumento di quella della anidride carbonica del 30% soltanto. Ci si dovrebbe allora domandare se l’effetto serra, ammesso che esista, non sia per caso dovuto al metano piuttosto che al petrolio o al carbone.

SULLA COMPETITIVITÀ

Parliamo di competitività. Mentre c’è un vasto convincimento che il Paese stia perdendo in competitività rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, non c’è altrettanto consenso sulle cause di questo declino.

Che l’Italia stia perdendo competitività l’ha affermato più volte e recentemente il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, l’ha sostenuto il Presidente di Confindustria D’Amato nella Assise delle Piccole e Medie Imprese a Parma il 16/17 Marzo, con la presentazione del Rapporto “Azioni per la competitività”, lo ha confermato l’Istituto svizzero di ricerca economica IMD, che ha classificato l’Italia al 24mo posto dopo Grecia e Portogallo.

Diverse sono invece le idee sulle azioni da intraprendere. C’è chi propone di ridurre le pensioni, chi vorrebbe più flessibilità nel mercato del lavoro, chi una riduzione delle tasse.

Molti sono convinti che l’accelerazione e il completamento del processo di liberalizzazione e di privatizzazione del settore energetico possa consentire di ridurre le bollette di elettricità e gas anche in Italia, così come é avvenuto in Spagna, Germania e Regno Unito e rendere le nostre imprese più competitive.

Non è vero: le bollette non scenderanno. Non è un problema di competizione, ma di diversificazione delle fonti energetiche. Che sia il monopolista pubblico o l’imprenditore privato a gestire, poco importa: l’efficienza non dipende dalla proprietà, ma dalla gestione. Un monopolio pubblico, se ben gestito può essere molto efficiente, mentre una gestione privata non sempre si preoccupa del lungo termine. A titolo di esempio possiamo citare i casi opposti della California e quello di EdF .

Oggi c’è una grande, illimitata fiducia nei benefici ottenibili con il libero mercato, le privatizzazioni, la concorrenza e la competitività. Ma quale mercato ci può essere quando pochi Paesi detengono i tre quarti delle risorse mondiali di petrolio e gas naturale e si comportano più come "cartello" che come singoli e, con la complicità delle Grandi Compagnie e degli Operatori petroliferi, determinano il prezzo del barile di petrolio - quello del gas è ad esso intimamente collegato - modulando la produzione? Ma quale mercato ci può essere quando, come nel nostro caso, il costo di generazione dell'energia termo-elettrica dipende per l'80% dal costo dei combustibili (idrocarburi), il cui prezzo si è più che triplicato in pochi anni?

GLI INTERVENTI DEL PRESIDENTE PAOLO FORNACIARI - 1

AL CONVEGNO DELLA FONDAZIONE EINAUDI SU

“ENERGIA IN ITALIA: CAMBIARE PER SOPRAVVIVERE”

ROMA 5 NOVEMBRE 2001

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