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Quanto segue, diffuso alla stampa dall’ingegner Paolo Fornaciari, Presidente del Comitato Italiano

per il Rilancio del Nucleare, è stato pubblicato anche, in forma e modi diversi,

dal quotidiano “La Stampa” di Torino e dalla rivista telematica “www.alfabravocharlie.com”

 

 


DAL “CORRIERE DELLA SERA” DI DOMENICA 4 NOVEMBRE 2001

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La guerra

 

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Paolo Fornaciari
(Non registrato)
4/11/01 09:30 PM

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Piano Marshall per il pianeta

 


L'intervento armato in Afghanistan, pur legittimato dalla gravità del terribile attentato terroristico dell'11 settembre, non è sufficiente a debellare il terrorismo assassino. Occorre anche sottrarre quel certo supporto o consenso sociale che sembra far guardare a Osama Bin Laden come paladino e difensore delle popolazioni più povere e derelitte. Due miliardi di persone non hanno accesso a forme di energia commerciale e un miliardo non dispone di elettricità o di acqua potabile. E sotto il consumo medio mondiale aumenta la mortalità infantile e si riduce la speranza di vita. Occorre fornire acqua, cibo, assistenza sanitaria e tecnologica e soprattutto energia, tanta energia, disponibile in abbondanza e a prezzi accessibili ai Paesi del Terzo mondo, a tutti i Paesi più poveri, non solo alla Palestina. L'energia è motore primo e forza trainante dello sviluppo economico e sociale. Invece noi, per primi, in una sorta di "colonialismo energetico", sottraiamo ai Paesi più poveri petrolio e gas naturale, le risorse energetiche di più facile uso per loro. Non a caso il presidente francese Mitterrand, al Congresso dell'energia di Cannes del 1986, ammoniva i Paesi industriali dicendo: "Leave the Oil to the Third World Countries”. Autorevoli rappresentanti del settore energetico americano hanno sostenuto al Congresso mondiale dell’energia di Houston (1998) che occorreranno da sei a 8 mila miliardi di kWh nucleari addizionali nei prossimi 20/25 anni per consentire ai Paesi industrializzati e alle economie in transizione di disporre dell'energia necessaria allo sviluppo, senza creare tensioni sui prezzi nel mercato dei combustibili fossili, evitando il riscaldamento globale. In caso contrario salirebbero i prezzi, si allargherebbero le differenze nel livello di vita tra i Paesi ricchi del nord e quelli poveri del sud del pianeta, con il rischio di sabotaggi, conflitti locali e migrazioni epocali. Cinquant'anni or sono furono gli Stati Uniti a promuovere la ricostruzione dell'Europa con il Piano Marshall. Oggi spetta all'Europa, assieme agli altri Paesi dell'Ocse, l'orgoglio e l'onore di assicurare al mondo uno sviluppo dignitoso, sostenibile e solidale con un nuovo piano Marshall Nucleare degli anni 2000 a beneficio di tutti.

 

 

 

 

DALLA “STAFFETTA QUOTIDIANA” DEL 3 NOVEMBRE 2001

 

DALL’EUROPA UN PIANO MARSHALL DELL’ENERGIA FONDATO SUL NUCLEARE

Sui fatti dell’11 settembre l’intervento sul Corriere della sera di Oriana Fallaci “La Rabbia e l’Orgoglio” ha dato avvio ad un grande dibattito così a quattro settimane dall’avvio degli scontri in Afghanistan il Corriere ha lanciato un forum per verificare a livello di lettori, intellettuali e giornalisti (hanno risposto fra gli altri, Tiziano Terzani, Dacia Maraini, Sergio Romano, Giovanni Sartori, Giuliano Zincone) l’opportunità di continuare i bombardamenti. Di seguito riproduciamo l’intervento del vice presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, ing. Paolo Fornaciari, che “rispolvera” una proposta suggerita un paio di anni orsono in occasione di un incontro all’Accademia dei Lincei.

La recente proposta lanciata dal Presidente Berlusconi nell’aula del Senato di un “Piano Marshall” per la Palestina, non ha ricevuto l’attenzione adeguata. Il vero, grande, non eludibile problema del Terzo Millennio, non è rappresentato infatti dal temuto esaurirsi delle risorse paventato 30 anni or sono dal Club di Roma con il best seller “I limiti allo sviluppo”, né tanto meno forse dal possibile riscaldamento del Pianeta come conseguenza dell’effetto serra, ma è dato dall’inaccettabile allargamento del divario nei livelli di vita tra i popoli ricchi del Nord e quelli poveri del Sud del Pianeta. Problema emerso dieci anni fa alla Grande Conferenza di Rio de Janeiro, ma fin ora irrisolto. Certo la cancellazione dei debiti contratti è importante ed anche di più lo è l’abolizione delle frontiere doganali per consentire ai Paesi in Via di Sviluppo di vendere i loro prodotti a prezzi ragionevoli e senza balzelli fiscali, ma il vero grande problema è quello di fornire acqua, cibo, assistenza, risorse e sopra ogni altra cosa energia, tanta energia, disponibile in abbondanza e a prezzi accessibili ai Paesi del Terzo Mondo. A tutti i Paesi più poveri, non solo alla Palestina.
Due miliardi di persone non hanno accesso a forme di energia commerciale e un miliardo non dispone di elettricità o di acqua potabile. E al sotto del consumo medio energetico mondiale aumenta la mortalità infantile e si riduce la speranza di vita. Poi ci lamentiamo se quei popoli disboscano le loro foreste per riscaldarsi e cucinare. Una situazione che il Mondo civile non può più tollerare anche perché queste differenze sono oggi mostrate anche nelle regioni più remote del globo dai mezzi di comunicazione televisivi.

L’energia é motore primo e forza trainante dello sviluppo economico e sociale. Secondo il Consiglio Mondiale dell’Energia il fabbisogno energetico globale aumenterà del 40/50% nei prossimi 20 anni. Invece, noi per primi, in una sorta di “colonialismo energetico”, continuiamo a sottrarre ai Paesi più poveri petrolio e gas naturale, le risorse energetiche di più facile uso per loro. Non a caso il Presidente Francese Mitterand, al Congresso dell’Energia di Cannes del 1986, ammoniva i Paesi Industriali dicendo: ” Leave the Oil to the Third World Countries !”

L’intervento armato in Afghanistan, giustificato e legittimato dalla gravità del terribile attentato terroristico dell’11 Settembre, non consentirà tuttavia di debellare il terrorismo assassino. Occorre anche sottrarre quel certo supporto o consenso sociale che sembra far guardare a Osama Bin Laden come paladino e difensore delle popolazioni più povere e derelitte.

Autorevoli rappresentanti del settore energetico americano hanno sostenuto al Congresso Mondiale dell’Energia di Houston (1998) che occorreranno da sei a ottomila miliardi di kWh nucleari addizionali (il doppio o il triplo della generazione attuale) nei prossimi 20/25 anni per far fronte al rilevante incremento del fabbisogno di energia elettrica e per sostituire buona parte delle vecchie centrali a combustibili fossili con moderne centrali nucleari senza emissioni di gas serra. Ciò potrà consentire ai Paesi Industrializzati ed alle Economie in Transizione di disporre dell’energia necessaria allo sviluppo, senza creare tensioni sui prezzi nel mercato dei combustibili fossili, fonti energetiche di più facile utilizzo da parte di Paesi in via di sviluppo. In caso contrario salirebbero i prezzi dei combustibili fossili, si allargherebbero le differenze nel livello di vita tra i Paesi ricchi del Nord e quelli poveri del Sud del pianeta, con il rischio di sabotaggi, conflitti locali e migrazioni epocali. L’Europa dovrà contribuire a questo grande progetto, ne ha le capacità tecniche e finanziarie per farlo.

Cinquant’anni or sono furono gli Stati Uniti a promuovere la ricostruzione dell’Europa con il Piano Marshall. Oggi spetta all’Europa, assieme agli altri Paesi dell’OCSE, l’orgoglio e l’onore di assicurare al mondo uno sviluppo dignitoso, sostenibile e solidale con un nuovo Piano Marshall degli anni 2000 a beneficio di tutti.

 

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