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   POLITICA

 

17/11/2001


ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI?

NO GRAZIE!
IL NUCLEARE ALLA RISCOSSA?
INTERVISTA ALL'ING.PAOLO FORNACIARI

 


Non si può negare che l'esperienza degli ultimi quindici anni in tema di politica energetica e di sviluppo tecnologico abbia condotto ad un profondo ripensamento circa le effettive potenzialità d'impiego delle fonti energetiche rinnovabili(la solare, la geotermica, l'eolica e quella derivata dalle biomasse) ritenute tanto ottimisticamente quanto illusoriamente in grado di produrre energia pulita su scala mondiale. Con buona pace, quindi, di Jeremy Rifkin e di quanti si unirono a celebrare l'inno alle biomasse, tanto da costringere l'intero programma energetico italiano a finirci letteralmente dentro, nel 2001 i problemi dell'approvvigionamento energetico che si aprirono all'indomani dello smantellamento a livello internazionale del piano nucleare, permangono in tutta la loro gravità ed urgenza di una soluzione se non vogliamo più vantare in casa nostra un primato davvero poco invidiabile: la bolletta più esosa d'Europa! Perché siamo arrivati a questo punto? Ci sono valide scelte per cambiare la situazione? Sì, a giudizio dell'Ing. Paolo Fornaciari, Presidente del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, Vice Presidente dell'AIN (Associazione Italiana Nucleare) e Vicedirettore e Responsabile dell'Attività Nucleare dell'ENEL fino al 1997. Occasione per intervistarlo è stata la giornata di studio organizzata dalla Fondazione Einaudi (per studi di politica ed economia) sul tema l'Energia in Italia: cambiare per sopravvivere che si è svolta a Roma nella sala Convegni della Federazione nazionale della stampa italiana, in un clima d'interessante, acceso e controverso dibattito.

ing. Paolo Fornaciari

Ing. Fornaciari, il titolo dato a questa giornata di studio fa pensare che siamo ormai alla…morte del nostro sistema energetico e che quindi c'è un'impellente necessità di recuperare una competitività perduta in questi anni. Perché siamo arrivati ad una situazione così preoccupante anche per le nostre tasche?
Il tema può essere svolto in due parti:c'è un discorso di carattere nazionale ed un altro invece internazionale. A livello internazionale gli altri paesi in passato hanno seguito ,soprattutto dopo la prima guerra arabo- israeliana del 1973,la linea finalizzata a ridurre l'effetto dell'importazione di petrolio medio- orientale. Francia, Germania, Inghilterra hanno, ad esempio, ridotto in pratica all'1% l'utilizzo dell'olio combustibile nella produzione d'energia elettrica. Noi siamo invece l'unico paese che l'ha aumentato, non solo, ma in aggiunta al petrolio abbiamo aumentato anche il gas e quindi mentre gli altri paesi producono energia elettrica con nucleare e carbone per l'80%,noi per l'80% la produciamo con petrolio e gas il cui costo è aumentato enormemente in questi ultimi anni, quattro volte per il gas, tre volte per il petrolio.
Ciò implica necessariamente negative ripercussioni sul costo della vita ? In merito vorrei conoscere il suo punto di vista dal momento che nel corso del convegno da qualche intervento mi è sembrato di capire che un'ipotesi del genere sarebbe pura fantasia!
Il prezzo dell'energia elettrica incide in misura non piccola su molti prodotti industriali ,dall'8 al 12%. La carta, la plastica, l'acciaio, come pure il settore tessile, richiedono un notevole contributo di energia elettrica ed io non so come le nostre imprese possano competere su scala europea pagando l'energia elettrica il doppio o il triplo degli altri concorrenti .
Ci sono dei "distinguo" per le tariffe di pagamento, cioè c'è chi usufruisce di prezzi più bassi?
La grande industria e la fascia sociale hanno tariffe ridotte ,mentre grande parte dei cittadini, delle piccole e medie imprese pagano il doppio rispetto alla Francia, il triplo rispetto alla Svezia il 66% rispetto al contesto europeo.
Se così è ,perché non cambiamo sistema ? La famosa liberalizzazione del mercato dell'energia, finora inesistente , da chi e a che pro è stata così fortemente voluta? Insomma ,da cosa sarebbe stato indotto chi ne ha proclamato l'urgenza e soprattutto in tale operazione c'è stata buona fede nei futuri risultati ?
Dai governi precedenti e forse anche da questo attuale per motivi di cassa , nel senso che la vendita dei gioielli di famiglia consente di ridurre il deficit dello stato. La vendita dell'IRI, dell'ENI dell'ENEL ha portato introiti nelle casse del Tesoro. Quello che sorprende invece è la Confindustria che ha appoggiato questa idea pensando, secondo me sbagliando ,di poter fare affari nel campo del privato. Il governo e la Confindustria erano d'accordo e anzi sostengono, a mio avviso erroneamente, che accelerando il processo di privatizzazione si potranno ridurre le tariffe elettriche.
Cosa obietta?
Io affermo che sia il privato o il pubblico a gestire il sistema ,quando si usano i combustibili più cari in assoluto, che sia l'uno o l'altro a farlo è la stessa cosa, anzi le tariffe secondo me aumenteranno. Un mio amico e collega dice
"Quando i cinesi lasceranno la bicicletta per l'automobile allora rimpiangeremo i prezzi attuali del petrolio ".Il petrolio andrà a finire a est anziché ad ovest.
In Italia cosa si dovrebbe utilizzare alternativamente per produrre energia?
La scelta del carbone e del nucleare non è recente né è stata inventata da George Bush e da Tony Blair! La fecero i Padri Fondatori dell'unione europea cinquant'anni fa.Si può aumentare il carbone (l''Enel lo ha fatto senza dirlo, senza suonare la fanfara).In un anno la produzione termo-elettrica da carbone è passata dal 15 al 24%,ma ciò non è stato detto.
E perché sarebbe stato fatto se le bollette, invece di diminuire, continuano ad essere salate?
Proprio per un loro contenimento nella previsione che il prezzo del petrolio sarebbe salito. Adesso non c'è da illudersi che il petrolio possa rimanere in vendita a 20 dollari perché tra sei mesi sarà di nuovo a 30 o 40.
Dovremmo pensare al nostro futuro in modo diverso e ,soprattutto, operando altre scelte? Quali?
Carbone, linee di trasmissione con l'estero .Occorre ricordare che noi importiamo energia nucleare da altri paesi
In quale percentuale e da quali?
Circa un sesto dalla Francia ,dalla Svizzera e persino, questa cosa la voglio proprio dire, da una centrale nucleare in Slovenia a 120 Km da Trieste e noi abbiamo chiuso Caorso!
Ma l'Italia è uscita o no dal nucleare?
Così si dice, ma non é vero! Nel senso che non c'è nessuna decisione politico- parlamentare
a favore della chiusura, anzi il Parlamento decise una moratoria di cinque anni ,ne sono passati quattordici, il governo decise di fare un piano di programmi per realizzare nuovi impianti nucleari più sicuri e poi non se n'è fatto più niente. Nessuno ha deciso di chiudere, tranne l'allora Ministro
Bersani che ha inventato lo smantellamento accelerato di Caorso che costerà al paese cinque o seimila miliardi inutilmente, cifra di cui basterebbe il 10% per riavviare la centrale e se ciò avvenisse, le acciaierie del Bresciano potrebbero avere energia a 20 lire e non a 250 come devono pagarla oggi. In questa situazione per noi è difficile essere competitivi con gli altri paesi. Quindi, in sintesi, linee di trasmissioni con l'estero, più carbone ed in futuro ripensare di ritornare al nucleare, non c'è altra scelta.
Un ritorno al nucleare , che attualmente non sarebbe condivisibile dalla maggior parte degli italiani per le ben note influenze di una particolare fase storica, implicherebbe la riattivazione degli impianti esistenti?
Sì, quelli di Caorso e di Traino. I burocrati della Commissione europea hanno invece inventato il Progetto "Prodi" per la realizzazione di un metanodotto con la Siberia. Ma io dico, con l'attuale terrorismo, è un gioco da ragazzi far saltare tutto in aria! Pensi che su tale progetto è stato scritto un libro, ben noto come
"LIBRO VERDE" da me ritenuto brutto nel titolo ed ancor peggio per il contenuto.
Un suo parere sulle energie "rinnovabili" e sulla loro convenienza.
Le energie "rinnovabili" non esistono. Il Sottosegretario americano all'Energia, Abrham Spencer, le ha definite simpaticamente "the new undiscovery energy sources", cioè "le nuove energie ancora da scoprire"!
La sua sarà indubbiamente una dura battaglia, anzi aggiungerei una vera e propria crociata!
Sì, ma non c'è alternativa .Petrolio e gas nei prossimi anni andranno alle stelle come prezzi e poi c'è da tenere in conto un problema: nell'Energia ci sono tre E :
Economia, Ecologia e la terza di cui non si parla mai ,che é Etica.
Vale a dire?
Che sottraendo questa risorsa, cioè petrolio e gas ai paesi poveri, creiamo conflitti, turbolenze, rivoluzione, terrorismo e migrazioni epocali. Tutto ciò capita perché le differenze dei livelli di vita tra i paesi ricchi e quelli poveri continuano ad aumentare e l'energia è una componente fondamentale per risolvere tali problemi.
Per l'Occidente ci sarà un tramonto dell'età del petrolio?
Zak Jamani, potente ministro del petrolio dell'Arabia Saudita, diceva negli anni '60,'70:"l'età della pietra non finì per mancanza di pietre, così l'età del petrolio non finirà per mancanza di petrolio"
E per quale causa allora ?
Per il prezzo!
Cosa potrebbe accadere quando Cina ed India si svilupperanno?
Ci potrebbe essere un passaggio ad Oriente del petrolio, in considerazione della previsione di domanda connessa allo sviluppo in Cina delle automobili che dagli attuali due milioni tra dieci anni potrebbero arrivare a trecento milioni .Il consumo di petrolio sarà enorme e per noi sarà una botta terribile se continueremo ad usare petrolio e gas.


Si rivelerà una
Cassandra l'Ing.Fornaciari? Nel frattempo non sarà finalmente il caso di avviare in tutte le sedi d'informazione pubblica un ampio dibattito sul vitale tema delle fonti per la produzione d'energia elettrica per confrontare a 360° le diverse opinioni? Ciò nell'interesse comune di salvare il nostro paese da un rischio da non sottovalutare: il collasso produttivo causato da una politica poco previdente.

Maria Rosaria Sangiuolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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