31/12/2002
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La rivoluzione per gli orfani degeneri di Carlo Marx

"SANGUINARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !"

CASTELLO DI PRIVERNO (LT)

CAPITALE MONDIALE DELL'INTELLIGENCE

Le "bombe gemelle" di Genova, seguite da "plichi bomba" diretti al quotidiano "El Pais" e alle sedi aeroportuali di Milano e Roma della Compagnia "Iberia" e, di rimando, i "burocratici" inviti, redatti in quattro lingue suggellati dal timbro a secco dell'ETA, hanno fatto a taluni, anche qualificati esperti, ipotizzare un possibile collegamento tra terrorismo nazionale italiano e terrorismo basco. Essere d'accordo o meno con tale interpretazione dipende dall'estensione che s'intende dare ad essa.
I contatti tra gruppi terroristici sono "da sempre" esistiti per quanto riguarda il terrorismo contemporaneo, che, nell'ottica italiana, deve intendersi quello dei cosiddetti "anni di piombo". La sottocultura rivoluzionaria unificante gruppi estremamente diversi e diversificati, quali ad esempio le Brigate Rosse e il terrorismo mediorientale, è stata, all'epoca alla quale facciamo riferimento, l'ideologia internazionalista del marxismo imperialista della cosiddetta "Guerra Fredda". I terroristi si addestravano ed agivano con l'intento d'abbattere il comune nemico (l'Occidente come espressione di Stati singoli e organizzati in varie forme e comunità) e fare sulle loro ceneri trionfare la rivoluzione marxista. Non dimentichiamo, al riguardo, che l'intellettualità di sinistra ha appoggiato in Iran una "rivoluzione" retrograda ed integralista, per il solo fatto che essa si opponeva alla modernizzazione ed occidentalizzazione del Paese (trionfo del capitalismo e della democrazia liberale), avviata dallo Scià ed avversata dall'opposizione interna, intrisa d'estremismo religioso. Quale braccio armato dei vari movimenti politici indipendentisti, rivoluzionari, o comunque nemici delle società liberali, irredentisti o altro, il terrorismo contemporaneo, nelle sue varie storiche e geografiche contingenti, aveva trovato nella contrapposizione violenta all'Occidente ed alle sue espressioni più simbolicamente significative, quali, da un lato l'organizzazione liberale e democratica delle strutture sociali e dell'economia (il Capitalismo), dall'altro la sua struttura militare difensiva (la NATO), il fattore comune unificante che aveva per slogan la lotta di tutti i popoli oppressi (o le minoranze oppresse) contro tutti gli oppressori, identificati con gli Stati Uniti d'America e con i loro Alleati, con gli Stati al cui interno si trovavano le varie minoranze, con i Governi dei Paesi ad economia e democrazia liberale, o che tendevano a queste forme, ritenuti asserviti agli USA ed ai loro interessi. Erano i tempi in cui esponenti italiani del terrorismo venivano indottrinati e si addestravano in campi all'Estero, dal Libano alla Cecoslovacchia, dal Medio Oriente all'America Latina. Riecheggiando Marx si sarebbe potuto dire che il terrorismo, in quanto braccio armato e violento di un proletariato mondiale, non più solamente operaio e contadino, ma genericamente terzomondista, trovava una sua amalgama nel mai formulato slogan, ma di fatto idea guida, "Sanguinari di tutto il Mondo, unitevi!", magari in nome di una omnicomprensiva ideologia marxista, sia pure snaturata da contaminazioni e contraddizioni quali quelli derivanti dal sincretismo con le ideologie religiose, non solo, come il caso di "Sendero Luminoso", di matrice islamica, anche se questa diverrà, alla fine, la preponderante e la più pericolosa.
Il crollo dell'ex Unione Sovietica e del "socialismo reale" ha fatto venire meno il fattore ideologico internazionalista unificante e, soprattutto, quella forma di sovrastruttura comune del Paese guida e del modello ideale a cui tutti in qualche modo, sia pure in forme diverse s'ispiravano e traevano sostegno, a volte solo politico, più spesso anche materiale. La conseguenza del venire meno del modello ideale e del centro ideologico e politico di riferimento ha portato a progressivamente sottolineare ed enfatizzare le differenze e i localismi a scapito del comune impegno e dell'unità rivoluzionaria di intenti, di obiettivi, di strategie.

Non è pertanto un caso, ma il compimento logico di un processo evolutivo, se nel documento di rivendicazione dell'omicidio di Marco Biagi, in un passo relativo ai rapporti tra eversione domestica e terrorismo mediorientale, troviamo, enfatizzata da virgolettature, una frase che afferma che ciascuno la rivoluzione la fa a casa propria, concetto che è la negazione dell'internazionalismo rivoluzionario marxista, tanto che, commentando l'affermazione ho persino coniato il termine di "nazionalterrorismo". Questo nuovo indirizzo ideologico ed operativo è stato, per chi scrive, la chiave di lettura per spiegare come mai, nonostante ben 116 arresti di presunti terroristi islamici operati sul territorio nazionale dall'11 settembre 2001 ad oggi, l'Italia non sia stata ancora oggetto di ritorsioni da parte delle organizzazioni colpite. Questo approccio interpretativo, più volte espresso anche attraverso scritti pubblicati sul Periodico on-line www.vtservice.it e o, più di frequente, su www.opinione.it, ci hanno fatto ipotizzare una sorta di rivendicazione di giurisdizione esclusiva sul territorio nazionale del terrorismo domestico, che avrebbe portato il terrorismo e l'eversione domestica farsi carico, come ad esempio con la bomba fatta esplodere in via Palermo, a Roma, nei pressi del Ministero dell'Interno, di ritorsioni per conto ed in vece dei "diretti interessati", nel caso citato le omologhe organizzazioni islamiche operanti in Italia colpite, con l'arresto di loro presunti esponenti, da provvedimenti restrittivi a seguito di indagini di Polizia. Quell'attentato, peraltro, è stato rivendicato con la stessa sigla usata per la rivendicazione delle "bombe gemelle", fatte esplodere, sembrerebbe con intenzione stragista "punitiva" circoscritta, a Genova lo scorso 9 dicembre. Tuttavia, mentre la rivendicazione di Genova è stata rapida, con un ritardo dovuto ai soli tempi tecnici di un prudente invio postale, quella di Roma non è stata altrettanta pronta. La spiegazione potrebbe stare ancora una volta in quell'asserzione che ognuno la rivoluzione la fa a casa propria, nel senso che le bombe gemelle di Genova erano una ritorsione di interesse diretto del terrorismo domestico, che intendeva propagandarla come tale e trarne vanto tra i simpatizzanti ed i collaterali, mentre quella di via Palermo a Roma era un'azione compiuta senza interesse diretto, forse al solo fine di impedire che le organizzazioni islamiche colpite agissero in proprio sul territorio nazionale italiano. L'interpretazione che do della frase in questione è che essa è indice di una così ampia attuale divaricazione di interessi, di finalità e di strategie tra i diversi terrorismi, nel caso specifico tra quello delle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente e quello di matrice religiosa islamica, da rendere impossibile una reale forma di collaborazione sul territorio nazionale, che vada oltre un'informale reciproca dichiarazione di amicizia, magari in ricordo dei bei tempi andati e, forse, destinati a mai più tornare.
L'estensione di questa chiave di lettura mi porta, pertanto, ad escludere una sorta di cooperazione funzionale ed organica tra terrorismo domestico e terrorismo basco. I plichi bomba spediti a "El Pais" e a sedi di "Iberia" avevano le stesse identiche motivazioni contingenti nazionali delle "bombe gemelle" di Genova e del plico esplosivo alla RAI. Il fattore comune è un'azione per la liberazione di compagni arrestati, volta ad intimidire, in Italia e in Spagna, Magistratura, Forze di Polizia, Organi d'Informazione e rispettivi Governi. Una questione prettamente nazionale, che l'accostamento al terrorismo basco ha reso meno incisiva, se non del tutto inefficace, per la perdita del reale originario messaggio. È probabile che le missive dell'ETA inviate ad operatori turistici abbiano solo casualmente intersecato l'iniziativa del terrorismo domestico o - potrebbe darsi - che qualche cellula terroristica di separatisti baschi abbia colto al volo l'idea, l'occasione per sfruttare a proprio vantaggio una questione che comunque aveva avuto risonanza. Forse l'unico effetto che, almeno in Italia, hanno prodotto è stato quello di fuorviare l'interpretazione sul reale significato degli atti di terrorismo nostrano, smorzandone l'impatto e gli effetti. Sembra invece che, sempre in chiave nazionale, i flussi turistici verso la Spagna non abbiano subito alcuna ripercussione.
La domanda spontanea è: cosa potrà avvenire ora?. Difficile fare previsioni, perché i comportamenti dei gruppi eversivi dipendono dal modo di pensare, dalla psicologia e dalla sensazione della realtà che hanno le menti che li guidano. L'analista, per fare una previsione attendibile, deve pertanto potere immaginare cosa passi per la testa di uno che la pensa in maniera molto diversa dalla sua, con un profilo psicologico, se non sconosciuto, almeno indeterminato, con un modo di sentire ed interpretare la realtà senza dubbio molto personale. Questo già per il terrorismo domestico, che ha fornito molti elementi di valutazione e d'analisi, sia pure con documenti spesso contorti se non addirittura farneticanti. Leggere da cima a fondo, e soprattutto con attenzione critica, una rivendicazione terroristica è un'impresa ardua, un vero atto di "autoterrorismo" da imporsi lottando contro se stessi. Poco o quasi nulla di omologo (in realtà esiste molto materiale di propaganda) è stato invece prodotto dal terrorismo islamico operante in Italia e, almeno a chi scrive, non è noto l'atteggiamento con cui la presunta rivendicazione di giurisdizione da parte di quello domestico possa essere stata da esso accolta. Se è condivisa, ad esempio nella prospettiva di un futuro diverso scenario politico nazionale più favorevole alle istanze da esso veicolate e, pertanto, nella consapevolezza che azioni di grave impatto sull'opinione pubblica potrebbe fare permanere la loro negatività anche in futuro, il terrorismo islamico continuerà a rimanere "dormiente" in Italia, ma se, al contrario, le divaricazioni, che la frase sulla rivoluzione che va da ciascuno fatta in casa propria lascia supporre, sono ampie e traumatiche, allora l'Italia è fortemente esposta, forse più di altri Paesi europei attualmente ritenuti a maggior rischio. I diversi scenari dipendono, purtroppo, da dati di fatto oggettivi che, almeno chi scrive, ignora o non ha disponibili.
D'AntonaQualche elemento sussiste per tentare un profilo psicologico della mente del terrorismo nostrano, dando a questo termine un significato collettivo in quanto presumo che non si tratti di un unico individuo, forse, più probabilmente, di un ristretto direttorio affiatato e con forti affinità elettive psicologiche e d'intenti. Chi dirige le nuove Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente è presumibilmente una mente fredda e razionale, una (o più) figura di secondo piano, ottimo esecutore ed organizzatore, stimato come tale ma mai assurto a responsabilità direttive nelle strutture di cui ha fatto parte perché non ritenuto all'altezza, magari perché incompreso per le sue originali ed innovative proposte. La consapevolezza delle proprie capacità in relazione alla sua presunta emarginazione deve avere creato in lui (leggere sempre al collettivo, sia pure ristretto) forti frustrazioni. Apparentemente mite e succube, è alla spasmodica ricerca di un riscatto per riaffermare, in primo luogo a se stesso ancor prima che agli altri, la propria superiorità intellettuale. L'ipotesi che si tratti di quello che in gergo si definisce una "talpa" non è originale ed è stata autorevolmente avanzata in particolare per gli omicidi D'Antona e Biagi. Deve probabilmente trattarsi di un personaggio tanto grigio da non destare il minimo sospetto, tanto devoto alla sua organizzazione e all'area politica di appartenenza da non intenderla danneggiare neppure con la "ribellione" ad essa attuata con la scelta e la pratica terroristica. Questa presunta "mente" pensa in chiave elettorale ed evita, o si ferma, quando si accorge che le sue azioni sono penalizzanti per la Sinistra. Per superare questo freno inibitore dovrebbe ritenere che non ci sia più nulla da perdere e che l'unica alternativa rimane il terrorismo, laddove la politica ha prodotto solo catastrofe. In altri termini, le tensioni sociali attuali, che taluni paventano come possibili detonatori per azioni terroristiche, al contrario sono ad esse un freno, perché, in base al profilo psicologico della "mente" delle nuove BR-PCC, che ho qui delineato, costui (o costoro) ritiene che la contrapposizione politica pacifica sia più consona a liberarsi dell'attuale odiata Maggioranza, rimandando a dopo un eventuale successo elettorale della Sinistra, che la pratica terroristica, o comunque della violenza politica quale una Genova del G-8, ostacolerebbe, la resa dei conti che dovrebbe avvenire"in famiglia", nel senso di colpire i moderati e l'ala moderata al fine di una radicalizzazione ideologica e dei contenuti pragmatici. Non a caso il più recente terrorismo ha colpito degli studiosi che per l'autorevolezza, il prestigio e l'estrazione d'area potevano influire in un senso, dal loro punto di vista, ritenuto profondamente. Non sono stati invece colpiti i nemici espliciti e dichiarati, perché, nella situazione contingente, questo avrebbe rafforzato e non indebolito l'area politica opposta, alla quale è comunque da preferire - sempre dal loro punto di vista - questa Sinistra politica, sia pure "degenere" rispetto la loro ortodossia.
Nel momento in cui ci accingevamo a definitivamente licenziare queste nostre affermazioni, sono avvenuti di fatti giudicati apparentemente slegati e marginali. Ci riferiamo all'attentato nella chiesa di Cordenonos durante le funzioni natalizie, alle "fumigazioni" con piccole bottiglie incendiarie, dopo avere sfondato le porte a calci, degli uffici presso la Provincia di Ancona di UDC e "Margherita", dell'intemperanza di un presunto "squilibrato" nel corso della messa natalizia in Duomo, a Milano. Attualmente siamo gli unici a paventare un possibile nesso tra questi episodi che vengono singolarmente spiegati in modo riduttivo, quasi tranquillizzante. A nostro avviso potrebbe trattarsi delle prime avvisaglie di un rinascente e, per molti aspetti inedito, terrorismo di destra, non più ideologico ma politico, forse fortemente caratterizzato, come alcune perturbazioni meteorologiche, da forti influssi balcanici. Sono solo singolare coincidenza gli attentati che si sono verificati, sempre nella giornata di Natale, a Pristina e in Macedonia?

GIORGIO PRINZI
Direttore del Centro di Studi per la Pace nel Progresso "Global Security"

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