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Martedi, 3 Febbraio 2004

 

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spacerLe tattiche e i metodi del terrore
di Giorgio Prinzi

Anatoly Safonov, vice ministro degli Affari Esteri della Federazione russa illustra il panorama del terrorismo internazionale analizzando i vantaggi della cosiddetta ‘Internazionale terroristica’ rispetto ai metodi dei paesi che la combattono.

Ministro, quali sono gli aspetti comuni in termini di obiettivi e finalità generali, oltre che di metodo, tra il terrorismo interno alla Federazione Russa, con particolare riferimento alla Cecenia ed al Caucaso, e il terrorismo internazionale come lo conosciamo in Occidente? Quali sono invece le differenze e le peculiarità?
Le differenze di principio non esistono affatto. E’ la cosa che purtroppo fino ad oggi a volte non sanno capire in Occidente. Anche il Vostro giornale nella sua domanda ammette una linea di divisione tra il terrorismo internazionale e un terrorismo particolare nella Federazione Russa. Le persone che hanno scelto il terrore, le loro cellule, i loro gruppi, fanno parte di quello che giustamente più spesso viene chiamato “l’internazionale terroristico”. E’ proprio per questo che i terroristi sanno capirsi in modo così semplice e veloce, non fanno concorrenza tra di loro, anzi, attivamente interagiscono malgrado le divergenze tattiche e a volte strategiche tra di loro.

Nel desiderio e nella capacità di cooperare i terroristi purtroppo sono ancora in avanguardia rispetto agli Stati e agli organi dell’ordine pubblico. Non hanno bisogno di concordare i loro piani criminosi attraverso lunghe procedure amministrative statali e complicate discussioni al tavolo delle trattative. Terroristi di tutti i tipi, sia in Russia che, ad esempio, in Europa, sono uniti dalla totale assenza dei fondamentali valori morali dell’Umanità, dall’aperto cinismo, dall’ovvia e anche aggressiva negligenza della vita umana. La loro strategia comune é di intimidire la comunità internazionale, imporre la propria volontà e il proprio ordine e mettere sotto il proprio controllo interi territori com’era in Afganistan e non solo lì.

Neanche in Cecenia i terroristi nascondevano i loro scopi aggressivi – creare un “calliffato dal Mar Nero al Mar di Caspio” e per tale motivo distaccare dalla Russia alcune repubbliche e regioni.
Per quanto riguarda la tattica ed i metodi del terrore, di solito essi sono comuni per i terroristi che agiscono in Russia, e per quelli che, come dice Lei, sono più conosciuti in Occidente: le esplosioni nei luoghi con alta concentrazione della gente, le diversioni, la presa in ostaggio, omicidi ecc. Adesso diventa più evidente che i terroristi, sia in Russia che in altre parti del mondo, attivamente perfezionano i loro metodi criminosi, utilizzando in particolare nuove tecnologie, comprese quelle che influiscono sullo stato mentale della gente. Altrimenti come possiamo spiegare la spaventosa geografia e portata della proliferazione dei terroristi-kamikaze?

Come Lei sa, i kamikaze agiscono anche in Russia. Spesso tale macabro ruolo viene assunto dalle giovani donne, madri, il che é ancor più terribile ed inumano, perché contrasta con la natura stessa che ha dotato loro del diritto di dare la vita e continuare il genere umano. Come i terroristi riescono a convincere interi gruppi a morire uccidendo gli innocenti, questo é il nocciolo del problema. E su questo fenomeno dovranno riflettere al livello ancor più approfondito non solo le forze dell’ordine pubblico, ma ovviamente coloro che rappresentano scienza, medicina, psicologia. Il tutto non si può spiegare solo dai motivi politici, dall’ideologia e dal fanatismo religioso.

A proposito di aspetti comuni, anzi dei metodi comuni, l’utilizzo dei kamikaze in Russia senza alcun dubbio é un fenomeno che proviene dalle bande terroristiche al di fuori del nostro Paese.
Perché i terroristi “russi” dovrebbero esser diversi dai terroristi “internazionali”, se la guerriglia nel Caucaso del Nord é strettamente e direttamente legata ad “Al Qaeda” e ad altri centri terroristici, che da lì riceve soldi ed armi, e lì fa addestramento? Si vede anche il movimento in opposta direzione: tra i terroristi in Cecenia agiscono decine se non centinaia di mercenari stranieri provenienti da diversi Stati. In un certo modo é in corso uno scambio di esperienza, perfezionamento delle forme e dei metodi della loro criminale attività.

In tale contesto si deve anche tener conto del fatto che essendo costretti sotto la pressione delle forze antiterroristiche tornare nei territori nativi oppure cercando rifugio in altri Paesi (se naturalmente saranno fortunati e riusciranno ad evitare la responsabilità), i terroristi ed i mercenari nella maggior parte dei casi continuano a svolgere attivamente il loro ”mestiere”, anzi contagiano col bacillo del terrorismo l’ambiente intorno a loro, sia nella Patria che nei nuovi posti d’abitazione, aumentando il potenziale terroristico. Sono sicuro che per scongiurare la proliferazione del terrorismo tutta la comunità internazionale deve agire in un modo preciso, operativo e coordinato.

Oggi “la traccia cecena” si rende sempre più rilevante in molti paesi dell’Europa Occidentale. E se, come Lei dice, i terroristi dalla Cecenia sono sconosciuti in Occidente o se si pretende di non conoscerli bene, allora é l’ora di prestargli più attenzione. Rappresentano una minaccia reale non solo per la Russia, ma per tutti i Paesi europei. Se riusciamo a liquidare questa “miopia”, sono sicuro che molti potranno vedere in modo più adeguato quello che fa la Russia per contrastare il terrorismo sul proprio territorio.

Ritiene che in Occidente, ed in particolare nell’Unione Europea, vi sia una corretta comprensione del fenomeno del terrorismo all’interno della Federazione Russa oppure, sia a livello di opinione pubblica che di governi, prevalga una visione distorta e preconcetta?
Purtroppo in Occidente, compresi i Paesi dell'Unione Europea, fino ad oggi non si é creata un’idea completa e oggettiva del problema del terrorismo in Russia. Penso che ci siano alcune ragioni oggettive, tra quali la complessità del problema stesso, impetuosità con la quale si sviluppa la situazione, molte altre contraddizioni, nonché i nostri errori organizzativi e pratici. Ma la maggior parte di essi derivano, a mio avviso, dall’alterazione soggettiva, cosciente o non cosciente, della comprensione di questo problema da parte dei nostri partner europei.

Possiamo notare con soddisfazione che negli ultimi tempi si intravede un certo progresso positivo. Gli osservatori oggettivi non possono più trascurare quello che ha fatto la Russia nel campo della stabilizzazione politica nella Repubblica Cecena, del suo rinascimento economico e sociale, nella soppressione del terrorismo in questo territorio. Ma quello che vediamo negli ultimi tempi é ancora lontano da quello che aspettiamo dai nostri partner europei e dagli alleati nella lotta al male comune. Noi proviamo una certa delusione quando alcuni Paesi dell’Occidente nei confronti della Cecenia continuano ad applicare i cosiddetti “doppi standard”.

E a questo punto tale situazione non si può spiegare solo con gli errori della opinione pubblica non sufficientemente informata oppure dagli stereotipi del passato non sradicato ancora dalla coscienza pubblica occidentale. E’ più logico dire che, purtroppo, c’é qualcuno in Occidente, compresi circoli politici, intento a sfruttare i nostri problemi nei suoi  interessi politici. Di che cosa vive oggi la Cecenia? Nel marzo scorso nella repubblica si é svolto il referendum costituzionale, nel novembre si sono tenute le elezioni democratiche del presidente, alle quali ha partecipato la maggioranza della popolazione della Cecenia nonché i ceceni che vivono nelle altre regioni della Russia.

Più dell’80% dei votanti si sono espressi a favore della nuova costituzione, il popolo ha eletto un legittimo presidente - Akhmad Kadyrov. E questi ovvii risultati del reale processo politico nel soggetto della Federazione Russa l’Occidente, inclusa l’UE, ha cercato di non notarli o di metterli in discussione. Che cosa é se non il “doppio standard”? Dall’altra parte noi vediamo i “doppi standard” anche nel rifiuto di estradare dalla Gran Bretagna in Russia uno dei capi dei banditi ceceni A.Zakayev, imputato di una serie di gravi atti criminali. Ma questo non ci impedirà di ottenere il ritorno definitivo e a pieno titolo della repubblica alla vita normale e civilizzata, alla vita senza paura e terrore.

Ma, ripeto, per risolvere un problema così complicato che non é più il problema di una sola repubblica, noi abbiamo il diritto di contare sul sostegno, almeno morale, da parte dei nostri partner, sulla loro comprensione che quello che facciamo é giusto. Invece, non lo abbiamo ancora sentito completamente. Qual’è la reazione dell’Occidente? Intorno al problema ceceno continuano a persistere numerose malevole insinuazioni, evidenti bugie. Continuano a fare i tourné, anche da voi in Italia, intere brigate di propaganda, composte da emissari ceceni o da loro sostenitori, che sanno su quali errori dell’ opinione pubblica occidentale si può giocare.

Noi ammettiamo sinceramente, che ci siano problemi in Cecenia. Ma della loro soluzione si occupano realmente solo le autorità russe, incluse quelle della Cecenia stessa. Naturalmente, noi accettiamo con gratitudine l’aiuto e il sostegno delle strutture politiche sia dei Paesi concreti che delle varie organizzazioni sociali, religiose e umanitarie, che sono sinceramente preoccupati del destino del popolo ceceno e prestano alla Russia un aiuto mirato. A questo riguardo apprezziamo i risultati della visita in Arabia Saudita tenutasi recentemente del presidente della Repubblica Cecena A.Kadyrov, e in particolare il desiderio delle autorità e degli esponenti religiosi di quel Paese di cooperare con il nostro Paese nel campo della ricostruzione economica della Cecenia e della soluzione di altri problemi attuali.

L’attentato dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti ha portato ad una positiva collaborazione nella lotta al terrorismo internazionale tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti. Può illustrarcene i termini?
Prima di tutto vorrei attirare l’attenzione sul fatto che la Russia e gli Stati Uniti hanno cominciato a cooperare strettamente nella lotta al terrorismo prima degli attacchi terroristici a New York e Washington. Lo stesso Gruppo di lavoro russo-americano per il contrasto al terrorismo e alle altre minacce provenienti dal territorio dell’Afganistan, che per l’allargamento del mandato é stato ulteriormente denominato come il Gruppo di lavoro per la lotta al terrorismo, é stato istituito con la decisione dei Presidenti della Federazione Russa e degli Stati Uniti nel 2000.

E il dialogo antiterroristico russo-americano esisteva ancor prima, ma, naturalmente, ad un altro livello, in un altro formato e, come adesso sicuramente possiamo dire, con la minore fiducia. Considerato quanto detto, sono d’accordo che gli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti hanno notevolmente stimolato la cooperazione russo-americana nella lotta al terrorismo internazionale. Ma le potenzialità di questa cooperazione non erano e non sono ancora oggi sfruttate al massimo. Dopo gli attentati del settembre 2001 si é visto un notevole progresso nell’accrescere la fiducia e rafforzare del parternariato, nelle azioni congiunte e nello scambio d’informazione.

La Russia e gli Stati Uniti hanno cominciato a cooperare tramite diverse strutture, compresi i militari ed i servizi segreti. Il sopra menzionato Gruppo di lavoro é diventato un importante meccanismo organizzativo per il coordinamento degli sforzi congiunti. Il suo compito é anche analizzare il problema della lotta al terrorismo nel vasto contesto geografico. Gli esperti russi e quelli americani si scambiano con efficacia e sincerità delle valutazioni sui vari aspetti del terrorismo, incluso quello che riguarda la minaccia dell’uso delle armi di distruzione di massa. A proposito, penso che nel prossimo futuro l’importanza del problema del terrorismo legato alle armi di distruzione di massa diventerà sempre maggiore.

La crisi irachena e l’attacco al regime di Saddam Hussein ha compromesso questa fattiva collaborazione o le divergenze contingenti non hanno intaccato lo sforzo comune di fondo nella lotta al terrorismo internazionale?
Ammetto che la crisi irachena ha un po’ frenato la cooperazione antiterroristica, inclusa quella tra di noi e i nostri partner americani. Vista la profondità delle divergenze, è stato inevitabile. Senza sminuire la portata del problema si trattava di qualcosa di più grande che il futuro dell’Iraq. Davanti alla comunità internazionale é stato posto il problema di quale sarà il futuro ordine mondiale, se sarà basato sul diritto internazionale o sulla “legge di forza”. Era insorta una vera e propria minaccia del ritorno alle contrapposizioni ed indifferenza, al confronto, minaccia di rinuncia ai principi fondamentali su quali  deve basarsi il nuovo ordine mondiale: la soluzione dei problemi chiave internazionali tramite la collaborazione multilaterale, la sovranità del diritto internazionale e il rafforzamento del ruolo centrale dell’ONU.

Siamo riusciti ad evitare l’escalation della crisi internazionale che avrebbe portato alla rottura della vasta coalizione antiterroristica. Con la decisiva partecipazione della Russia sono state elaborate e approvate le risoluzioni 1483 e 1511 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che hanno aperto nuove possibilità di ristabilire l’unità della comunità internazionale, anche nel contrasto al terrorismo. La nostra valutazione di principio degli eventi in Iraq è ben nota e non é cambiata. L’abbiamo dichiarata in modo sincero e coerente ai nostri partner americani. Anche oggi continuiamo a convincere la Parte americana della necessità di ristabilire al più presto possibile la sovranità dell’Iraq con il ruolo essenziale dell’ONU nel processo della ricostruzione postbellica.

Nello stesso tempo siamo convinti che non possiamo permettere che le divergenze sull’Iraq danneggino l’efficienza della collaborazione internazionale, compresa quella russo-americana, nel contrasto all’acuta e vasta minaccia che oggi per tutti rappresenta il terrorismo. E’ proprio con tale approccio che oggi collaboriamo con i nostri partner americani, il che, secondo noi, ci dà dei frutti positivi. Contemporaneamente capisco alcune argomentazioni dei nostri partner americani sulla situazione in Iraq.

Secondo me, nel nascere della crisi irachena un certo ruolo negativo é stato svolto dalla debolezza o poca efficacia del controllo internazionale, anche nel campo delle armi chimiche, dall’assenza di mezzi e di meccanismi adeguati ed efficaci di soppressione di evidenti violazioni da parte dei concreti regimi. Ma non posso accettare i mezzi con cui l’america affronta questi “difetti”. Le leggi, e specialmente quelle approvate al livello internazionale devono essere rispettate o cambiate e aggiornate. Tertium non datur.

Cosa ritiene si possa e si debba fare a livello internazionale per rendere più efficiente il contrasto al terrorismo internazionale?
Molte direzioni e meccanismi del contrasto al terrorismo sono già stati elaborati e vengono utilizzati dalla comunità internazionale: il perfezionamento della legislazione, incluse le norme del diritto internazionale, miglioramento della cooperazione degli organi dell’ordine pubblico e soprattutto dei servizi segreti, la cooperazione regionale bilaterale e la concertata cooperazione globale. In breve, senza accennare tutte le problematiche antiterroristiche, vorrei menzionare solo alcuni aspetti, in qualche modo tutti collegati con la lotta al terrorismo. Primo. La base finanziaria del terrorismo. E’ la radice dei molti problemi e nello stesso tempo la potenzialità dei risultati positivi.

Le finanze, le risorse materiali nel mondo tecnologico d’oggi sono il fattore determinante. Secondo. Le risorse umane, che vuol dire anche l’ideologia del terrorismo. Fino ad oggi abbiamo prestato poca attenzione a questo problema. La sfida principale d’oggi è far crescere una nuova generazione immune dal bacillo del terrorismo. Dov’è la soluzione del problema? Nell’economia, cultura, religione, educazione morale, in famiglia, nella scuola civile o madrasse? Chi assumerà questo ruolo? Che cosa la società può contrapporre alla letteratura del terrore e alle esaltazioni dell’odio?  C’é ancora un altro aspetto.

Le radici del terrorismo, le sue origini, tutte le ingiustizie del mondo contemporaneo, i conflitti regionali che durano da anni, i Paesi “crollanti” e “non istituitisi”, le debolezze della globalizzazione, le sfide ecologiche ed i problemi d’alimentazione nelle intere regioni – tutto questo richiede non una risposta di riflesso della comunità internazionale, dei concreti Paesi, delle civiltà, ma le azioni e misure mirate ed opportune, che realmente cambiano la situazione.
Per quanto riguarda le misure concrete, che intraprende il nostro Paese, io non vorrei ripetere le iniziative in merito, ben note e dichiarate più volte, anche al più alto livello. Vorrei solo sottolineare, che la nostra concezione dell’elaborazione di una Globale strategia del contrasto alle nuove sfide e minacce, dove c’é il terrorismo, senz’altro “occupa” il primo posto, godendo la vasta condivisione nel mondo.

Questa è la nostra visione del mondo, nel quale la minaccia del terrorismo sarebbe posta alla fine, e la gente sarebbe protetta da questa minaccia nel modo dovuto. La nostra idea gradualmente viene realizzata, ciò che conferma il risultato della 58-esima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, nel corso della quale é notevolmente aumentato il numero dei Paesi che hanno partecipato all’elaborazione della risoluzione “Diritti umani ed il terrorismo”, approvato con il consenso, che praticamente delinea passi concreti della realizzazione dell’iniziativa russa. Nella stessa direzione viene svolta l’attività del Gruppo di alto livello, il cosiddetto “Gruppo dei saggi”, istituito con la decisione di K.Annan.

Quali sono gli aspetti che l’opinione pubblica interna alla Federazione Russa ha più difficoltà a comprendere? Quali, invece, sono quelli più ostici alle opinioni pubbliche esterne, in particolare quelle dell’Unione Europea?
Non parlerò di nuovo della Cecenia, anche se proprio questo “aspetto” e diversi punti di vista sull’argomento dell’opinione pubblica in Russia e in Occidente, subito mi vengono in mente. Ne ho già detto parecchio. In generale, senza toccare le peculiarità delle operazioni antiterroristiche in diversi Stati o circostanze, avrei coraggio a supporre che in merito alle operazioni antiterroristiche ciò che suscita una certa preoccupazione dell’opinione pubblica russa ed europea sia la necessità di creare il giusto equilibrio tra l’antiterrorismo ed il dovuto rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo.

Nonostante le esistenti opinioni, questo tema non é assolutamente un semplice privilegio dell’opinione pubblica o dei difensori dei diritti umani nei Paesi occidentali. Anche in Russia l’opinione pubblica pone tali questioni in un modo deciso, sia sulla Cecenia, che, ad esempio, sulle condizioni dello svolgimento delle operazioni antiterroristiche negli altri Paesi. In Russia, come in ogni altro Paese democratico, il governo non può trascurare l’opinione pubblica, e conseguentemente costruire la sua politica, in questo caso sia interna che estera. Credo che l’idea creatasi in Russia sull’equilibrio tra l’antiterrorismo ed i diritti umani sia già stata espressa da noi in un modo più che chiaro e concreto.

Un anno fa la Russia ha avanzato l’iniziativa di elaborare sotto l’egida dell’ONU un Codice della protezione dei diritti umani dal terrorismo ed ha reso pubblici i suoi provvedimenti principali. Possiamo affermare con soddisfazione che la nostra idea ha trovato un ampio consenso internazionale. L’ultima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato la risoluzione “Diritti umani e il terrorismo”, la quale ha incorporato tutti gli elementi del Codice proposto dalla Russia. In particolare, un concetto innovativo sul diritto di ogni individuo alla protezione dal terrorismo, qualunque sia la nazionalità, la razza, il sesso o la religione. Credo che siate d’accordo, che senza assicurare il rispetto del diritto principale di ogni individuo – quello alla vita – le discussioni sul rispetto di tutti gli altri diritti e libertà perdono senso.

Giorgio Prinzi
www.giorgioprinzi.it

 

 

 

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