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   POLITICA

 

20/08/2001


Sì AI VERTICI, NO ALLA VIOLENZA

intervista a

VITTORFRANCO PISANO

ed a

GIORGIO PRINZI

 

 

 

Si annuncia un Settembre politicamente più "rovente" della torrida estate in cui sono accaduti i gravi episodi di Genova e di Venezia. Considerando il clima di tensione che n'è scaturito, tutti ci stiamo domandando se potrebbero ancora verificarsi altri incidenti in occasione dei vertici NATO a Napoli e FAO a Roma.
Finite le vacanze e ripresa l'attività parlamentare e di governo,
molti nodi verranno finalmente al pettine. Solo allora sarà possibile capire se il bilancio dei mesi scorsi abbia insegnato qualcosa a tutti e, soprattutto, in quale direzione andrà il nostro Paese. Ormai é chiaro ed evidente che in questo momento il comune cittadino vuole una cosa sola: che si ponga
termine all'escalation di violenza scatenatasi in occasione del G8, e ciò prescindendo dalla condivisione delle polemiche pro o contro l'instaurarsi di un ipotetico dialogo "bipartisan". Nella speranza che le modalità per il raggiungimento di un fine così necessario siano presto decise nell'ambito delle diverse sedi di competenza ed in virtù della personale responsabilità connessa al mandato elettorale ricevuto, è più che legittimo chiedersi, in questo momento, quanto sia fondato
il timore di un ritorno del terrorismo in Italia. In merito a ciò è pertanto sembrato fondamentale conoscere i punti di vista espressi da due esperti del settore, provenienti da ambiti professionali diversi:
VITTORFRANCO PISANO Colonnello di Polizia Militare U.S.A (RIS), docente di Scienze Politiche nella JOHN CABOT UNIVERSITY a Roma, specialista di "CONFLITTUALITA' NON CONVENZIONALE" ed autore di libri e di articoli, soprattutto in inglese, concernenti il terrorismo.
GIORGIO PRINZI giornalista del quotidiano "L'OPINIONE DELLE LIBERTA" esperto di Geopolitica, Sicurezza e Conflittualità.

Prof.Pisano, cosa è il terrorismo?
Facendo riferimento ad una classificazione restrittiva del fenomeno, da me condivisa, il terrorismo è una particolare forma di "conflittualità non convenzionale" caratterizzata da violenza criminale, da motivazioni politiche e da clandestinità. Per parlare di terrorismo, questi tre fattori devono essere contemporaneamente riscontrabili.

I fatti di Genova come potrebbero essere inquadrati?
In base alla definizione da me poc'anzi enunciata, i fatti di Genova non sono interpretabili come ripresa del terrorismo.

La bomba a Venezia?
E' un atto di violenza criminale, ispirato da motivazioni politiche sia pure non ancora univocamente delineate, realizzato in modo clandestino. In base alla teoria classificatoria da me seguita, è da inquadrare inequivocabilmente come un atto di terrorismo. Un discorso diverso è se si debba considerare un fatto isolato o l'indicatore di una nuova stagione di terrorismo che in ogni modo avrebbe connotazioni diverse da quelle dei cosiddetti "anni di piombo".

Qual è il terreno fertile per l'attecchimento di un fenomeno così inquietante?
Il terrorismo nasce da una precisa realtà connotata da rivendicazioni che possono essere di natura politica, economica,
sociale, religiosa, storica. Queste condizioni sono necessarie, ma non di per sé sufficienti. Per una sua manifestazione deve sussistere anche, come fattore preponderante, una mentalità radicale di tipo rivoluzionario che si alimenta di sottoculture ideologiche estremiste, le quali sono di varia natura. Da questo punto di vista, i fatti di Genova possono essere interpretati come il segno premonitore del rischio di una possibile rinascita di una sottocultura di questo tipo, che può portare verso nuove forme di terrorismo.

Nell'attuale scenario, in quale ottica andrebbero osservati i movimenti "antiglobalizzazione"?
Il cosiddetto popolo di Seattle viene per lo più dipinto come una sorta d'armata variopinta che protesta, spesso anche platealmente, sognando l'avvento di un mondo migliore. Le fonti aperte, quelle accessibili a tutti, non rivelano l'esatta composizione dei gruppi e
dei gruppuscoli che lo compongono. Sarebbe opportuna, a mio avviso, un'analisi approfondita finalizzata a delineare eventuali rapporti organici, paralleli o clandestini, tra gruppi che compongono il movimento e altre organizzazioni, stabili o temporanee; allo stesso modo andrebbero identificate e rigorosamente quantificate le fonti di finanziamento, sia palesi, sia d'eventuale altra natura.

E' dunque fondato il timore di un ritorno del terrorismo in Italia?
Credo che si debba prendere atto dell'immanenza del rischio e della sua gravità!

Tu, Giorgio- e comincio a mettere sotto torchio il collega PRINZI- ritieni che ci siano validi presupposti per l'instaurarsi di un tale fenomeno o, invece, quello della bomba di Venezia potrebbe essere considerato un episodio sporadico, realizzato a scopo intimidatorio per colpire un determinato bersaglio?
Alla prima parte della tua perentoria domanda è impossibile dare una risposta altrettanto perentoria. Tale eventualità dipenderà da una serie di fattori, anche esterni al fenomeno "terrorismo". Se "maggioranza" ed "opposizione" riusciranno a trovare una posizione comune e coesa, probabilmente il neo insorgente fenomeno sarà bloccato in quanto verrà a mancare quella subcultura rivoluzionaria di cui ha bisogno il terrorismo, soprattutto quello di sinistra, per prendere corpo e radicarsi.

In caso contrario cosa potrebbe accadere?

Il caos. Se la situazione politica nazionale viene" radicalizzata", in occasione dei prossimi vertici internazionali, a Napoli e poi a Roma, si avrà la replica di Genova …ed anche in misura maggiore. In tal caso è probabile che questi fatti, per ora isolati, si ripetano.

A tuo parere, perché è stato scelto come obiettivo proprio il Palazzo di Giustizia di Venezia ?
In merito ho delle personali teorie, peraltro da me già espresse in precedenti articoli pubblicati sul quotidiano "l'Opinione delle Libertà" e che, basandosi su un rapporto dei R.O.S, ipotizzano una nascente propensione al terrorismo da parte di gruppi islamici eterogenei, di tradizioni e di nazionalità diverse, che non hanno nulla da spartirsi se non la comune religione che li tiene uniti. Questi gruppi che in genere non si formano per pulsioni religiose, bensì per "esigenze"
di criminalità organizzata, quali anche il traffico d'armi e di droga,
si caratterizzano per assunti politici simili a quelli che contraddistinguono le nostre frange più estreme, quelle in cui il terrorismo compie i suoi reclutamenti. I gruppi indigeni e quelli "importati" potrebbero trovare (o avere già trovato) un'
unità d'intenti ed una qualche forma di collaborazione tattica. Questa ipotesi potrebbe essersi concretizzata, ad esempio, nel fatto contingente di Venezia. A riguardo voglio richiamare l'attenzione su un episodio, apparentemente marginale, ma indicativo. La rappresaglia alla "colorita" manifestazione che la Lega Nord fece a Bergamo contro la costruzione di una moschea su un terreno pubblico comunale, fu messa in atto proprio a Venezia con l'assalto, rivendicato da gruppi indigeni, della sede del cosiddetto "Governo della Padania".

Ciò cosa potrebbe significare?
Noto la strana coincidenza, e dunque essere solo tale, che l'attentato al Tribunale di Venezia, sia pur rivendicato con motivazioni diverse, è arrivato proprio all'indomani dell'annunzio
del nuovo pacchetto sull'immigrazione. Potrebbe esserci quindi un legame! Oggi la Lega è al Governo - quello vero - e, tra l'altro, il Ministro della Giustizia è leghista!

Un'ipotesi ovviamente tutta da dimostrare.
Chiaramente, sto parlando solo di una, tra le tante, ipotesi di lavoro che costituisce la prima fase per riuscire ad inquadrare il fatto e per avviare le indagini su una pista probabile. Nel momento in cui si avranno delle certezze, ci sarà sola cronaca giudiziaria. Da questo punto di vista non c'è differenza tra la "dietrologia", di cui veniamo accusati noi giornalisti, ed il modo di procedere della Comunità d'Intelligence.

Puoi spiegare ai lettori cos'è la Comunità d'Intelligence?
"Intelligence" è un termine anglosassone, a sua volta mutuato dal latino "intellegentia" derivato di "intellegere" che significa "capire", "comprendere". La Comunità d'Intelligence è un gruppo di studio che si serve d'informazioni riservate procacciate dai servizi segreti con cui è talora confusa, ma non solo ed esclusivamente di quelle.
Anzi, come ha evidenziato il recente "
G-8 dei Servizi", svoltosi lo scorso febbraio a Priverno sul tema "L'Intelligence nel XXI Secolo", oggi divengono preponderanti le forme aperte, magari attinte su internet, ed elaborate da specialisti ed accademici che non hanno nulla a che vedere con gli agenti segreti e la loro attività, e
ci tengono a precisarlo. L'Intelligence sviluppa analisi non solo per finalità di polizia e d'antiterrorismo, ma anche per questioni di natura sociale ed economica. In conclusione, si tratta di rapporti analitici di supporto all'autorità politica, che deve prendere le decisioni. Da noi l'utente finale dovrebbe essere il Presidente del Consiglio, negli Usa è il Presidente degli Stati Uniti; negli altri Paesi dipende dall'organizzazione locale del potere.

Ovviamente, la nostra, data la grave situazione, starà intensificando la propria attività! Erano prevedibili i gravi episodi di Genova e l'attentato di Venezia?
La polemica è nata proprio da questo!

Polemica di che genere?
Mi riferisco alle accuse rivolte ai servizi segreti, più in generale all'intelligence, di non aver saputo prevedere in modo adeguato quanto poi è avvenuto.

Vale a dire?
Fare delle previsioni che vadano oltre i rischi e le tendenze non è per niente semplice perché c'è sempre una componente aleatoria da "terno a lotto", ad esempio, sulle decisioni che singole teste pensanti, individualmente e collettivamente, prenderanno a distanza di tempo. Bisognerebbe conoscere le persone, la personalità e la loro psicologia. A tal punto, non sarebbe più una questione d'intelligence, ma di mandato di cattura. Se ci si limita al solo scenario, io stesso lo avevo ipotizzato sin da giugno nella serie di articoli pubblicati sull'Opinione delle Libertà". L'allarme su quanto sarebbe potuto accadere era stato lanciato proprio nell'ambito del convegno di Priverno ed aveva avuto risonanza di stampa perché avallato dall'allora Presidente del Comitato di vigilanza sui Servizi Segreti, Franco Frattini.

Il proiettile recapitato a Berlusconi cosa può significare?
Potrebbe non significare nulla perché dipende da chi lo ha mandato. Potrebbe trattarsi del gesto di un esaltato, di un avvertimento di tipo mafioso o di quello di un gruppo politico organizzato o eventualmente di un'organizzazione terroristica. L'episodio s'inquadra nel clima di tensione del momento e va visto nell'ottica di analoghe "
missive" inviate anche a Clemente Mastella ed altri.

Quale dovrebbe essere il comportamento dell'opposizione?
Dovrebbe prendere, in modo compatto, le dovute distanze da tutti coloro che amano il "pronunciamento" della piazza, così da non dare l'impressione di appoggiarli oltre che nelle motivazioni, come è giusto che sia per diritto, anche nei metodi. A Genova, occorre ricordarlo, si é molto "cincischiato" sulla contestazione, sulla sfida alla zona rossa del tipo "
riusciranno i nostri eroi a scavalcare la rete?" e si è creato quindi un clima adatto perché poi i violenti
ci navigassero dentro. E' dunque necessario un atteggiamento completamente diverso, di ferma condanna, che non vuol dire negare la manifestazione del pensiero con cortei ma semplicemente di rifiutare la cultura della violenza e di evitare certe forme di dichiarazioni che, male interpretate, potrebbero fomentare tensioni, disordini ed, in crescendo, anche situazioni peggiori.

Cosa dovrebbe fare il Governo, ovviamente in termini di Sicurezza?
Ritengo che il governo italiano abbia scelto il giusto approccio, nel senso di non cercare di enfatizzare contrapposizioni, anzi promuovendo sempre il dialogo, anche a costo di pagare un prezzo politico. A mio avviso, andrebbero riorganizzate tutte le polizie occidentali, non solo quella italiana, tenendo conto che il fenomeno "ordine pubblico" è completamente diverso da com'era in passato. Oggi esiste la "
guerriglia urbana", dunque bisogna adeguare il sistema a questa realtà, tenendo presente che i manifestanti violenti arrivano insieme con quelli pacifici e che occorre fermare solo
quelli violenti. Molti sono gli ammaestramenti da trarre da quanto è accaduto a Genova, a Nizza, a Göteborg. Occorre un nuovo schema operativo e d'impiego delle forze dell'ordine.

Tra i vari argomenti in discussione al prossimo vertice NATO a Napoli, se ne ipotizza lo svolgimento presso l'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, quali argomenti potrebbero offrire motivo di contestazione?
Con riferimento a ciò che è stato annunciato, un importante tema sarà la difesa antimissile, il cosiddetto "
Scudo Spaziale", fortemente contestato dalla Sinistra, ma anche che dal cosiddetto popolo di Seattle e da pacifisti di varia estrazione.

Il motivo di questa contestazione?
Scaturisce dalla "
vicinanza" politica che la nostra contestazione ha, o ritiene di avere, con gli Stati contro il cui potenziale attacco questa difesa è voluta.

E quali sarebbero questi Stati?
Negli USA, nel linguaggio ufficiale, si usa un termine molto "colorito" che, proprio per questo, non trova da noi univoca traduzione. Quella da me utilizzata, notevolmente forbita, è "
Stati senza scrupoli".

La realtà dei prossimi mesi smentirà le attuali previsioni?

MARIA ROSARIA SANGIUOLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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22 marzo 2001
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GIUSTIZIA E CITTADINI

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21 gennaio 2001
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